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Tre libri di Krstina Hanzic | libro II – Viandanti

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Descrizione

La vita procede dall’apertura. Togliendo l’apertura entriamo in quello che io chiamo uno stato ipnotico dal quale è molto difficile liberarsi. Lo stato ipnotico ci induce a intraprendere azioni verso persone e cose che ci circondano in modo completamente diverso da come lo faremmo in uno stato di lucidità. Scrivendo questo libro e sforzandomi di intendere e di capire il comportamento della gente che mi circonda ho inteso il valore della lucidità. Nel libro precedente, Di cosa hai paura?1, ho parlato molto a riguardo dell’importanza della parola, poiché per intendere le persone, e anche noi stessi, abbiamo bisogno di intendere la complessità della parola. In questo libro vorrei raccontarvi la vita così come l’ho intesa io e la strada che si è instaurata a partire da questo intendere. Viaggiando mi sono accorta che esistono due tipi di persone, quelle che restano tutta la loro vita legate al paese di nascita e quelle che invece si spostano continuamente.Questo secondo tipo di persone è più raro, anche se in quest’ultimo periodo tende ad aumentare. Io sono capitata, posso dirlo a buon diritto, proprio nel secondo tipo. Dico “capitata” perché da bambina, in seguito alla morte dei miei
genitori, sono stata costretta ad andare a vivere da mia zia in Croazia. Poi in seguito è stato un continuo spostarmi, per un motivo o per l’altro. Questo continuo spostarmi, che all’inizio era un’imposizione, è in seguito diventato
un mio stile di vita. In me ha instaurato la mobilità. Mobilità in tutti i sensi.
Molti direbbero “poveretta”, ma per me è stato solo un modo di vedere la vita da un’altra prospettiva, perché mi ha permesso di incontrare tanta gente e di sviluppare una grande capacità di adattamento. Ciascuna persona porta con sé un’esperienza nuova ed una ricchezza inestimabile: così io mi trovo ad
imparare cose che non avrei mai pensato di poter imparare. Non mi sono mai ritenuta “poveretta” – sono e divento sempre più una ricca viandante.
Sono stata sradicata: solo ora comprendo il mio destino. Non il destino ultimo così come inteso dal luogo comune, ma il destino estremo. Recidendo le mie radici, non ho più trovato una casa così come la rappresenta il luogo
comune, ma ho trovato “la” Casa, ben più grande e direi infinita, che sono io. Così, ovunque io vada, la Casa è con me.  Ma il viandante non è solo questo. Lui è sogno e oblio. Lui è il viaggio stesso. Ed è di questo tipo di viandante che vorrei parlare. Nell’antichità i primi viandanti furono gli Ebrei, infatti il nome stesso ebreo vuol dire: quello che è di passaggio. Furono i primi a
viaggiare e a costruire le città. La più famosa, Petra in Giordania, è stata costruita proprio da loro. Solo successivamente l’ebreo è diventato
“Ebreo”, come religione e come popolo. Posso dedurre, quindi, che la provenienza di ciascuno di noi, in origine, è dagli ebrei, dagli erranti.
Costoro in seguito si sono fermati in un luogo e hanno dato la vita alla Torah e alla religione ebraica. Quel singolo, dotato di poca fede, che ha avuto bisogno di mettere radici e stabilirsi in un luogo, coinvolgendo anche altri,
come lui di poca fede, a crearne una. Come se la fede potesse essere creata…
Tornando al nostro viandante e alle persone che ci circondano, come ho già detto ce ne sono di due tipi. Le persone del primo tipo possono anche
fare tanti bei viaggi, visitare tante belle città, ma poi tornano sempre a casa. Le loro radici sono a tal punto profonde che nemmeno un terribile uragano potrebbe sradicarle. Si fissano, si legano e restano lì. Imparano molto velocemente a risparmiare, accumulare, tenere tutto per loro. Per i viandanti invece la vita è fatta di tante sfumature, di tanti particolari, non è possibile
star fermi in un solo posto, non esiste fissarsi, sono in continua ricerca. Vanno là dove la vita li porta. I viandanti sono duttili. Cambiano continuamente. Cambiano direzione, oggi viaggiano sulle onde del deserto, esplorando
le insidie più terrificanti, e domani si trovano a spendere le ricchezze del mondo. Provare a contenere o a trattenere un viandante è quasi
impossibile. Il viandante si accorge del dettaglio, del particolare. Si sofferma, lo osserva e poi lo lascia andare. Non tende mai a impossessarsi
di niente e di nessuno. La gioia è lungo il suo cammino. Ieri era ieri e domani sarà domani. Ciò che lo interessa è l’attuale, con una visione solo approssimativa dell’avvenire. Nonostante questo, trova la sua collocazione
senza un luogo preciso e la sua agenda è sempre piena di appuntamenti.
Le città sono costruite dai viandanti e abitate da coloro che che non lo sono. La generosità è la loro lingua. Sono sempre pronti ad accogliere
le esperienze nuove, non facendole diventare il segno – o disegno – futuro. Si accorgono che la vita e il viaggio sono la stessa cosa. Vivere, viaggiare per loro è costante, lontano dall’ipnosi e dalle convenzioni imposte dalla società.
Nell’intendere la lucidità, mi sono accorta con quanto privilegio ho vissuto la mia vita fino ad ora. Ora mi rendo conto che già il fatto di nascere in un paese sperduto della Bosnia e di vivere in una condizione di estrema povertà
è stato un grande privilegio, ha stimolato la mia crescita e lo sviluppo sia dell’intuito sia della mia abilità a industriarmi in qualsiasi situazione
mi trovassi. Le capacità di osservazione, di intendimento e di adattamento che ho sviluppato nella prima infanzia mi sono servite tantissimo nel mio viaggio e mi hanno concesso diversi privilegi. Il privilegio di partorire e di
crescere quattro figli, il privilegio di incontrare i testi di Armando Verdiglione e di frequentare le persone che collaborano con lui, in particolar
modo la Dottoressa Anna Spadafora, le quali da anni cercano di portare avanti il loro progetto intellettuale e così scoprire la qualità e la finezza della lucidità, il privilegio di vivere una straordinaria storia d’amore, dove uno non escludeva in nessun modo l’altro, il privilegio di incontrare grandi artisti e scoprire così
la vera bellezza della musica e della voce, il privilegio di vivere uno straordinario rapporto di amicizia con Vera Vukelic e il privilegio di incontrare
moltissime persone che mi hanno dato il loro sostegno nei momenti di difficoltà.

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